Napoli: una lettera a cuore aperto per la mia città

Copertina Lettera a Napoli

Napoli: una lettera a cuore aperto per la mia città. Per ricordare che…

Oggi sarebbe dovuto uscire un articolo riguardante i posti più strani e singolari di Napoli ma poi durante la stesura di questo contributo il testo ha preso una piega inaspettata e mi sono trovata di fronte una “lettera a cuore aperto” rivolta alla mia città ed ai napoletani.

Da napoletana, infatti, non volevo che questo articolo finisse nella cartella “articoli acchiappa turisti”. Mi sono fermata, ho cancellato tutto e ho incominciato a scrivere. In che modo? Di getto, senza nessun tema e alla fine quello che è emerso è stato che avevo bisogno di scrivere una lettera alla mia città.

Dunque…

Cara Napoli,

è difficile scrivere una lettera alla propria città. In genere il destinatario a cui ci si rivolge quando si scrive una lettera è una persona di cui più o meno si conoscono stati d’animo e carattere. Si utilizza questo mezzo per comunicare cioè quelle cose che non si riesce ad esprimere a voce. Io ne ho scritte alcune di questo tipo ma, una lettera alla mia città, mai. 

Quindi da dove iniziare? Da dove partire per raccontarti com’è vivere qui?

Quando ero piccola ti amavo molto, ma ti conoscevo poco. Ti guardavo come si guarda un peluche nuovo da bambini, eri lì e io giocavo. Ero con la mia famiglia, i miei amici e non potevo mai vedere le crepe, i rattoppi, le cuciture, le cicatrici che portavi. Eri sempre bella, con il sole, con la pioggia, con la nebbia (quando scendeva), io giocavo. Era questo che i bambini facevano almeno all’epoca, oggi non lo so se giocano ancora. Ne vedo pochi nei parchetti e molti sulle panchine con il telefono in mano e lo scivolo e l’altalena che li aspettano.

Io ci giovavo però su quelle altalene, gli scivoli e i vari giochi, quindi eri per me un enorme parco giochi, con vista sul mare.

Incominciando a crescere, lentamente, perché faccio parte di quella generazione che per fortuna ha vissuto la sua infanzia senza la smania di crescere in fretta che qua, ora, se a 12 anni non hai fatto questo e quello, non sei nessuno. All’epoca macché, e ne sono felice. Comunque, crescendo e studiando, ho avuto la fortuna di studiare in un liceo dove si studiava la storia dell’arte e la storia del mondo intero, ma la nostra storia, la tua storia, era importante e si doveva studiare!

Ne sono grata perché è stato grazie a quello che ti ho riscoperto, studiato, amato e scoperto che non è una cosa tanto comune nelle scuole (ho incontrato gente che non sapeva nemmeno come ti chiamavi in origine)

Ed è lì che ho iniziato a vedere le tue difficoltà, i tuoi difetti e le tue incoerenze. Mentre tutto il mondo andava avanti a velocità sostenuta, tu eri lenta, ma tanto lenta e molte cose erano ancora inconcepibili per te. Io, che in quel periodo stavo crescendo, incominciavo ad avere la necessità di “velocizzarmi” perché sembrava che all’improvviso il mondo stesse saltando qualche giro per arrivare più in fretta ad una meta che noi però non vedevamo ed avevo la tremenda impressione che se fossi stata lenta quanto te quel treno del futuro lo avrei perso.

Iniziavi ad andarmi stretta. Con le notizie che incominciavano a circolare più velocemente, con internet e la possibilità di vedere quello che succedeva in tantissimi altri posti del mondo, sembrava tu fossi non all’altezza del mondo.

C’erano sempre opportunità migliori, strade più belle, parchi più grandi, servizi più efficienti, ma non erano tuoi.

Allora cara Napoli, iniziavi a provare un senso di inferiorità nei confronti del mondo. Avevamo 16/18 anni, ma i 16/18 anni dei ragazzi di un’altra città erano più fighi. Sempre.

Allora cara Napoli, io, iniziavo ad odiarti, a sentirti stretta, a sentirti “sempre meno”. Volevo andare altrove, sentirmi di appartenere ad altre città, meno complicate, ingarbugliate, caoticamente violente nelle passioni ed emozioni.

Oggi, ripensando ad allora mi scappa un sorriso amaro, come ho potuto odiarti?

Con il passare del tempo ho imparato a conoscerti. Ho conosciuto gli artisti, gli scrittori, i musicisti, sono stata fortunata perché ho avuto accesso ad una te che piano piano mi ha fatto innamorare.

Sai di te ora nel mondo si parla tanto, ognuno ha da dire la propria, a volte senza conoscerti davvero.

Hai iniziato a correre anche tu, per essere al passo delle altre e va bene così, però tu rimani sempre la stessa meravigliosa Napoli che io ho visto da bambina.

Ho pensato di lasciarti, sai, più di una volta ho desiderato andare lontanissimo per andare incontro ad opportunità migliori.

Tantissimi ti hanno già lasciato senza lottare per te.

È giusto, vedi non devi prendertela. La vita umana è un battito di ciglia su questa terra, ed è giusto che la si voglia vivere felici. Tu devi accoglierli ogni volta così come quando si lascia la persona amata “libera di andare e venire”.

Però ti svelo un segreto mia carissima amica: loro tornano sempre da te, perché alla fine quello che noi napoletani abbiamo capito è che tu sei unica a questo mondo. Le altre non sono te e non sono casa.

Non prendertela, tu stai facendo del tuo meglio per essere “al passo coi tempi” e stai cambiando tanto.

Il tuo popolo ti vuole bene, molti ti amano e credimi se ti dico che non ti lasceranno sola, molti ti stanno aiutando ad alzarti dopo che sei stata stesa a terra per tanto, troppo tempo.

Piano piano, vedrai, le persone giuste arriveranno e tu non avrai nulla da invidiare alle altre. Anzi un po’ di invidia già la provano per te, perché hanno capito che hai potenzialità incredibili, ma tu, come hai sempre fatto, guardali e alzati piano piano con i tuoi tempi che a fare le cose “in fretta e furia” poi diventi come le altre, deludendo me e chi crede in te.

Cara amica, rimani la calda Napoli che ho sempre conosciuto, mi raccomando, che al resto ci pensiamo noi.


Ti abbraccio forte,


una Fenice che ti chiamerà sempre casa.