TITOLO: “A MARGINE”

A cura dell’associazione culturale Fenice in Pigiama

Curatore: Ferdinando Sorrentino

Allestimento: Matilde Maione

Ufficio stampa e comunicazione: Mariachiara Leone

Patronato: Comune di Casalnuovo di Napoli

La mostra si inserisce all’interno della Kermesse “Estate casalnuovese 2022”

Sindaco: Massimo Pelliccia

 

Introduzione alla mostra:

La collettiva “A Margine” vuole essere un momento dedicato alla riflessione artistica sulla valorizzazione del patrimonio territoriale formato dalle opere di produzioni artistiche di giovani emergenti.

Tutti gli artisti coinvolti sono accomunati dalla volontà e voglia di “uscire dai margini” imposti dal sistema dell’arte che, troppo spesso, è cieco di fronte ad i nuovi talenti che hanno tutta l’intenzione invece di emergere dall’invisibilità della propria condizione all’interno di tale sistema e rendersi così non più una postilla a pie pagina ma nuove fonti di ricerca contemporanea.

Emergono per cui, attraverso vari linguaggi artistici che spaziano dalla scultura alla pittura, dalla fotografia alle “nuove tecnologie dell’arte”, temi sociali contemporanei troppo spesso relegati ai margini delle agende politiche o “strumentalizzate” come: la condizione della donna nel XXIesimo secolo, il cambiamento climatico, la percezione ed il corpo, la ricostruzione psicofisica dopo gli anni pandemici.

A riflessioni di natura collettive si intersecano ed affiancano altre di natura introspettiva ed intima rappresentate dal singolo. Tutto teso al grande respiro, al grande occhio dell’Arte e all’unica azione possibile, quella di “smarginare”.                                                                 

Introduzione Palazzo Salerno Lancellotti:

Il palazzo fu residenza dei Baroni dell’antico casale di Licignano, feudo che nei primi anni del Cinquecento era pertinenza della città di Acerra, e nel 1534 fu venduto da Ferdinando de Cardenas, conte di Acerra, a Bartolomeo Rendena. L’atto notarile del 1637 rileva l’esistenza di un “castrum o fortellittio”, “una grande casa con giardino” eretta sotto la signoria di Giovanni Battista Rendena che si articolava intorno ad una corte murata. L’edificio fondeva le funzioni di azienda agricola e residenza nobiliare con giardino. La decadenza della baronia dei Rendena alla fine del Seicento comportò il graduale decadimento della “grande casa”. Nella seconda metà del secolo successivo il feudo fu rilevato dai Salerno e, ad opera di Gennaro Maria, si conferì nuovo splendore al complesso edilizio, con un radicale intervento di riedificazione che vide anche la riqualificazione e valorizzazione dei suoi possedimenti in questo luogo. Il progetto, iniziato nel 1774 dall’ingegnere Salvatore Lanzetta, pur mantenendo l’impianto planimetrico originario, trasformò la seicentesca masseria in un elegante palazzo. La baronia passò agli Anfora e il 17 aprile 1920 il palazzo baronale fu acquistato da Carmine Lancellotti. Nel giardino retrostante si edificò, una piccola dependance, testimone degli ultimi periodi di splendore del palazzo che nel Novecento subì lo scempio di numerose manomissioni che ne hanno in parte snaturato il prospetto principale. Il palazzo dei Baroni di Licignano conserva l’impianto originario a corte aperta, delineandosi su tre lati, intorno ad un cortile murato che si apre su un ampio giardino retrostante ove è collocata la dependance. La rigidità dell’impianto è ingentilita da elementi architettonici barocchi quali la scala, i fregi delle bucature di facciata marcati da timpani triangolari e l’elegante portale di piperno bugnato. Un alto androne immette nel cortile anticipato da un vestibolo voltato a vela da cui si accede alla scala. Il fronte principale, in parte manomesso nei secoli, è caratterizzato dall’artistico portale in piperno, che non rispetta l’asse di simmetria. Presenta un altopiano terra, composto da un terraneo ed un ammezzato, il piano nobile, che alterna balconi e finestre decorate con stucchi, e il sottotetto che in parte conserva le antiche bucature ovali. La facciata interna mantiene l’originario aspetto formale, molto sobria si alleggerisce al piano terra, svuotandosi con le tre ampie fornici del vestibolo.

SEZIONE SCULTURA

All’interno del discorso portato avanti dalla mostra importante passaggio concettuale/tematico è rappresentato dalla riflessione sul corpo e le nuove tecniche artistiche a supporto del discorso allestitivo contemporaneo che non trascura le tradizioni scultoree partenopee e la conseguente preoccupazione sulle risorse in esaurimento e “possibili nuovi materiali”.

Grazie al lavoro dei Polypsartstudio ci si interroga sul ruolo della tecnologia nell’arte e come essa possa essere: da una parte un ottimo strumento al servizio degli artisti che sviluppano nuove e differenti modalità di creazione; dall’altra possa rappresentare per gli “addetti ai lavori” un alleato potente per lo sviluppo di nuove modalità di fruizione.

Come accennato, preponderante “la percezione del corpo nello spazio fisico e cibernetico” alla base di una riflessione sempre attuale nel mondo dell’arte performante e fortemente presente nella società contemporanea, che fa i conti con nuove sfide comunicative legate appunto al corpo- come rappresentato dall’opera scultorea di Annalisa Ambrosia.

In ultima istanza non si lascia al margine della riflessione sulla scultura del XXIesimo secolo, la “tradizione” scultorea partenopea- con l’opera del maestro Francesco Cretella “Lussuria”- nonché il connubio perfetto tra passato e presente, reso incisivamente dalla forte riflessione personale del maestro Crescenzo Fiorentino ed infine sul cambiamento climatico e il pericolo di risorse in esaurimento che intacca inevitabilmente gli “strumenti del mestiere di uno scultore”: i materiali- fortemente preponderante nell’opera “Rapaci” del maestro Carlo Menale.

SEZIONE PITTURA

Il XXIesimo secolo, ed in particolare la prima decade, ha portato alla ribalta la pittura nella sua forma più classica e, contro ogni previsione, il riaffermarsi del “figurativo” senza però dimenticare le nuove scoperte nel campo del colore, le conseguenti tecniche e modalità di utilizzo nonché la preparazione della tela e di nuovi supporti creativamente stimolanti.

In tal caso risulta evidente come le opere che ci si trova di fronte siano frutto della ricerca intima e personale degli artisti coinvolti nella collettiva.

Le opere, che spaziano da tematiche socio/politiche a discorsi di natura psicofisica, coinvolgono il fruitore in prima persona ponendolo al centro e non più “ai margini fisici dalla tela”.

L’intento ancora una volta è rendere visibile l’invisibile. Invisibilità data dalla difficoltà evidente di rappresentare, soprattutto oggi, sentimenti, riflessioni personali e collettive sulla società contemporanea; smarginare così da argini geografici (lavorare, vivere e studiare in provincia ecc.), sociali (“etichette” che regolano l’ordine sociale del secolo in corso) e creativi dati dal sistema arte corrente.

Artisti emergenti che, con il loro bagaglio artistico/culturale, rivendicano l’importanza di continuare a lavorare e studiare al fine di produrre nuove opere d’arte che possano porre le basi per una nuova e fiorente ricerca artistica che arricchisca le esposizioni museali, che stuzzichi l’interesse di galleristi e critici e che stimolino nuovi ragionamenti sulla Storia dell’Arte contemporanea.

SEZIONE FOTOGRAFIA

Rilievo all’interno della collettiva “A Margine” è la ricerca artistica contemporanea legata alla fotografia ed alle molteplici tecniche utilizzate per la realizzazione degli scatti.

La ricerca del singolo artista si innesta in una voce collettiva e una profusione di “istanti” che tendono a portare alla luce l’invisibile al margine della società.

In un’epoca “prostrata all’ immagine”, attraverso gli scatti di questi fotografi si riporta al centro del discorso artistico contemporaneo la fotografia come mezzo espressivo tra i più potenti di cui disponga l’uomo. Un mezzo che in questo caso viene utilizzato per “fare i conti con l’amara consapevolezza della precarietà della memoria” – come racconta la serie “As long as I remember” di Gaetano Ippolito- per ragionare ulteriormente sulla fenomenologia della percezione, sul concetto di realtà e rappresentazione visiva- come raccontato nella serie “Veli” di Chiara Capobianco- per “sospendere il giudizio” e godersi la pace di attimi e di serena quotidianità che sembrano scomparsi dopo anni di totale buoi psicofisico mondiale- come nel caso dei lavori di Gennaro Nardone, Mariella Zifarelli e Giuseppe Paramentola.

Fotografare i margini personali e collettivi per ristabilire una pace interiore da tempo smarrita nella destrutturazione e crollo del consumismo.