Attraversare i muri: Marina Abramovic

di Mariachiara Leone

“Nella seconda metà degli anni settanta la performance art diventò di moda. Si facevano performance ovunque, e molte erano pessime – sembrava che chiunque potesse farne una. Si arrivò al punto in cui quasi mi vergognavo di dire quello che facevo, perché in giro si vedevano troppe cose di scarso valore – uno sputava per terra e diceva che quella era una performance. Al tempo stesso, i pionieri di questa forma d’arte non erano più giovani, e fare performance metteva il corpo a dura prova”

Nonostante la difficoltà del periodo è ovvio che in Italia si stia facendo uno sforzo quasi bellico per poter affrontare gli anni avvenire di difficile assetto economico e politico che riguarderà tutti nel mondo.

La strategia attuata dall’Italia pare sia quella di fare perno sulle risorse culturali ed in particolare puntare al “museo a cielo aperto” che è e resterà il territorio italiano. Bacino della classicità, ombelico artistico del mondo.

Una prova concreta è la mostra itinerante su suolo italiano di Marina Abramović, “Estasi”

Da Milano approderà a Napoli e dal 18 settembre 2020 sarà aperta al pubblico. 

Ospitata nella cornice del Castel dell’Ovo la mostra avrà come centralità dell’allestimento una serie di Video Art in cui saranno proiettate performance di Marina del 2009 riguardanti la figura di Santa Teresa d’Avila.

Marina Abramović, “The Kitchen” – Omaggio a Santa Teresa d’Avila (Fonte: artribune.com)

“Quell’ autunno andai con Marco Anelli a Gijón, in Spagna, per un nuovo lavoro: una serie di video e di foto dal titolo The Kitchen. L’ambientazione era una vecchia cucina, uno spazio straordinario in un ex convento di monache certosine che aveva sfamato migliaia di orfani. Anche se il lavoro nasceva come omaggio a santa Teresa d’Avila – che scrisse di avere avuto un’esperienza di levitazione mistica nella cucina del suo convento -, assunse un carattere autobiografico, diventando una meditazione sulla mia infanzia, quando la cucina di mia nonna era il centro del mondo: il posto in cui venivano raccontate le storie, venivano impartiti tutti i consigli sulla vita e si leggeva il futuro nelle tazze di caffè”

Marina Abramović, The Kitchen: Carrying the Milk, Gijon, Spagna, agosto 2009, Video, 12’ 42” (Fonte: artribune.come)

Questo è solo uno dei tanti passaggi in cui è l’artista stessa a descrivere il proprio lavoro e descriversi intimamente, senza barriere. Si apre completamente al lettore permettendogli di “Attraversare i muri”. 

Non è lei, infatti a dover attraversare ma chi è fruitore delle sue performance, chi è lettore della sua autobiografia. È l’altro che lei attende, che Marina quasi sfida al confronto. 

Un confronto che per forza di cose ha bisogno anche della totale sincerità, nudità dell’altro affinché avvenga quello scambio che permette all’azione di diventare opera e alle parole scritte di suo pugno di impregnarsi di significanza.

La sua produzione artistica, la sua vita, tutto è centrato a questa costante azione dello “spogliarsi” e “spogliare”. 

Soprattutto, in una società per immagini che riveste di comunicazione attraverso i social la desolante solitudine ecco che, il lavoro di Marina si concentra invece sull’avvicinare le persone tra loro attraverso le sue performance, per immagini, usando il potente strumento del silenzio. 

Né è la prova l’immenso successo della mostra The Artist Is Present svoltasi al MoMa di New York nel 2010.

“La performance avvicinava le persone in modo nuovo. In seguito seppi di un gruppo di persone che si erano conosciute facendo la fila e che cominciarono a cenare insieme ogni mese o due, sentendo che quell’esperienza aveva cambiato la loro vita”

Il lavoro, la costante vocazione che ella riserva all’arte “una cosa seria” sono stati fondamentali affinché il grande pubblico ed il mondo intero capisse cosa volesse e vuole dire il fenomeno della Performance Art e dunque, avere gli strumenti necessari per separare e captare in mezzo al caos di approssimatori il vero Performer Art.

“Si era ricostruita la comunità della performance art che si era perduta. Solo che questa volta era molto più grande e aperta di quanto fosse mai stata”

Fonti: “Attraversare i muri” – autobiografia di Marina Abramović – Bompiani;  Biblioteca di Repubblica – La Grande Storia dell’Arte – Vol. 17 

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