Move to Heaven – L’importanza psicologica dell’ultimo trasloco

di Myriam Leone

Move to Heaven – L’importanza psicologica dell’ultimo trasloco. Sulla piattaforma Netflix un gioiello della serialità sud coreana.

La piattaforma Netflix continua la sua produzione di serie TV sudcoreane intrise di particolarità e bellezza.

È il turno di “Move to heaven”, serie di 10 puntate diretta da Kim Sung-Ho e scritta da Yoon Ji-Ryeon.


Diversamente dai soliti kdrama, questo prodotto netflixiano trae ispirazione da un saggio del 2015 di Kim Shae-Byeol, “떠난 후에 남겨진 것들” (Ddeonan Hooe Namgyeojin Geotdeul – Cose lasciate dopo aver lasciato), la prima persona in Corea che, come lavoro, organizza e sistema oggetti personali lasciati indietro da una persona deceduta.


Per noi, sistemare oggetti intimi e personali di una persona defunta spetta alla famiglia di quest’ultima.

Ma non è sempre così. Fermiamoci e pensiamo a quante persone siano sole, senza nessuno che se ne prenda cura.

In quel caso cosa succede?
Da questo partono e si sviluppano le storie raccontate.


Il mondo del lavoro precario, instancabile, tipico della società collettivista asiatica.

La possibilità di poter decidere non solo della propria vita, ma anche della propria morte, andandosene mano nella mano con la persona amata.

L’opportunità di poter avere al proprio fianco chi si sceglie di amare, vivendo quell’amore alla luce del sole, con coraggio e speranza.

L’occasione di poter chiedere perdono per le scelte fatte, per gli sbagli commessi.

Possibilità, occasioni, opportunità che vengono offerti attraverso due personaggi molto forti e incredibilmente fragili.

Da una parte abbiamo Cho Sang-Gu, arrabbiato con se stesso, con la vita, con chi ama.

Un lottatore che si butta e si fa mangiare dalla sua rabbia, che non riesce a fermarsi, pagando tutto ciò a caro prezzo.

Dall’altra abbiamo Han Geu-Ru, nipote di Cha Sang-Gu, un ragazzo con la Sindrome di Asperger (un disturbo dello spettro autistico).

Un ragazzo “diverso”, da allontanare, da non volere, ma che incarna perfettamente la stranezza e la diversità del lavoro che fa.

Al contrario dello zio, Han Geu-Ru ha difficoltà a provare emozioni e, cosa più importante, non gradisce affatto il cambiamento.

Ma la morte rappresenta il più grande cambiamento.

Quando si muore lasciamo andare, cominciamo qualcosa di diverso, cambiamo.

I contributi della psicologia sul tema della morte e del lutto sono molteplici.

Freud (come la Klain, Jung, ed altri gradi psicoanalisti) sostiene che per l’inconscio è insostenibile pensare alla morte, al tema della fine, ed è qualcosa che porta l’uomo a pensare di dover difendersi, negando o affidandosi a religioni e culti.

Siamo portati ad aver paura di immaginare la morte, che sia la nostra o di qualcuno che amiamo. Abbiamo paura di “un dopo”.

Questo è universale, anche se ci sono delle bellissime differenze tra la cultura occidentale e quella orientale.

Il momento del funerale, la sepoltura, l’addio al mondo avvengono in maniera diversa in ogni paese.

Basti pensare che il funerale in Corea dura 3 giorni, da quando viene posto un altarino, con fiori e la foto del defunto, fino alla sepoltura in una piccola teca (cremazione) o sottoterra.

Quello che accomuna l’essere umano in generale è sicuramente il momento dell’addio.

La possibilità di poter lasciare andare qualcuno per l’ultimo “trasloco” rende questo drama diverso da tanti altri che affrontano questi temi delicati e forti.

Emozionante nel lavoro di pulitore di traumi è il “rituale” (fortemente seguito alla lettera da Han Geu-Ru) che anticipa il lavoro vero e proprio di pulizia.

Ci si presenta al defunto, gli si dice che lo si aiuterà nel suo “ultimo trasloco” e si fanno cinque minuti di silenzio.

Gesti che onorano la vita vissuta, il passaggio e il cammino fatto.

L’ultimo saluto parte proprio da questi momenti, solenni e di una bellezza disarmante.

Han Geu-Ru, attraverso i suoi occhi, le sue mani, i suoi movimenti riesce, con eleganza e semplicità, a farci percepire la fragilità di un destino che ci accomuna tutti.

“Speravo nel domani per la prima volta dopo averti conosciuto e speravo di essere più coraggioso di ieri per merito tuo. Non voglio più essere un codardo. Non lascerò la tua mano finché non morirò. Io, Jung Soo-Hyun, ti prendo come partner nella vita, per amarti e onorarti sempre. Volevo dirtelo appena ci siamo conosciuti in ospedale. Scusa per l’attesa. Ti amo.”